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LA VERITÀ È LA NOSTRA REGALITÀ

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Gv 18, 33-37

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesú e gli disse: “Tu sei il re dei Giudei?” Gesú rispose: “Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?” Pilato rispose: “Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?” Rispose Gesú: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiú.” Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re?” Rispose Gesú: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce.”

*****

Nel processo di Gesú davanti a Pilato, secondo il quarto vangelo, occupa un posto rilevante la questione riguardante la verità. Al punto che viene equiparato l'essere “re” con l'essere “testimone della verità”.

È proprio cosí. Acquistiamo -ne diveniamo consapevoli- la nostra regalità solo quando comprendiamo la nostra verità piú profonda. Finché questo non avviene, viviamo come mendicanti, cercando di appropriarci e di identificarci con tutto ciò che possa darci una certa sensazione di identità. Ma, nel comprendere chi siamo, tutto si illumina: il supposto “mendicante” si scopre “re”.

La verità, tuttavia, non è un “contenuto mentale”, che sarebbe soltanto un'”idea della verità”, mai la verità stessa; una “mappa”, piú o meno riuscita, ma mai il “territorio”.

Nello stesso modo in cui nessuno può conoscere il territorio senza addentrarvisi, per quanto siano chiare le mappe che possiede, non è neanche possibile conoscere la verità finché non la siamo.

In un certo senso, si potrebbe dire che la verità non passa tanto attraverso la mente quanto attraverso la vita; e non passa neanche per il pensare in un certo modo, bensí per esserla.

La prima cosa che questo richiede è di non assolutizzare un'idea determinata, ma di situarsi in un atteggiamento onesto e determinato a viversi in verità. Dunque, di fronte al fanatismo che denota chiusura e ristrettezza, la verità richiede apertura umile, messa in discussione e flessibilità.

Ed è appunto la persona che vive questo quella che, usando le parole di Gesú, “è dalla verità”, benché non abbia alcuna credenza.

Cosa significa “ascoltare la voce” di Gesú? In relazione a quello che sto dicendo, non si tratta del semplice assenso mentale alla sua figura e neppure alla sua parola, ma piuttosto del riconoscersi nella sua persona e nel suo messaggio.

Gesú è consapevole, come tutti i saggi, di viversi nella verità di ciò che è. Non perché abbia un qualche “contenuto mentale” in piú del quale altri siano privi, non perché possieda una qualche “mappa” piú elaborata, ma perché si è addentrato nel “territorio” della sua vera identità. E, vivendolo, sperimentandolo, lo ha conosciuto.

L'invito di Gesú è, quindi, assolutamente inclusivo: ogni persona che, partendo da un atteggiamento di ricerca sincera e umile, si “addentri” nell'esperienza della propria verità, sentirà necessariamente la “sintonia” con Gesú, cosí come con tutti quelli che hanno vissuto quest'esperienza.

Questa “sintonia” o ri-conoscimento non è qualcosa di superficiale, ma addirittura nasce dal fatto di scoprire esperienzialmente che il Territorio in cui ci addentriamo è sempre “condiviso”, poiché la nostra identità di fondo -al di là dell'io individuale, cui la mente si afferra- è una e la stessa nella non-dualità: non siamo uguali, ma siamo lo stesso. Come potrebbe non essere questo riconoscimento fonte di un atteggiamento inclusivo ed amoroso verso tutti gli esseri, essendo il bene di ciascuno di essi il mio proprio bene?

A partire da questa esperienza, è facile percepire il doloroso paradosso in cui cade la persona fanatica o semplicemente escludente: credendo di possedere la verità, si trova proprio nella direzione opposta a quella che le permetterebbe di sperimentarla.

È solo nell'esperienza che veniamo a scoprire che i criteri di verificazione della stessa non sono altri che la saggezza e la compassione. Perciò, chi ha “visto”, come Gesú, fa sua per sempre la “regola d'oro”: “Tratta gli altri come vorresti essere trattato tu stesso”.

 

Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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