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LO SCANDALO ORIGINARIO

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Mc 9, 38-48

Giovanni gli disse: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri.” Ma Gesú disse: “Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi.”

“Chiunque vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.”

“Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare. Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

*****

Marco annoda diversi detti di Gesú, intrecciati semplicemente a partire da un qualche termine in essi usato: i nostri (discepoli) - identificati con Cristo - che possono essere scandalizzati - ammonimento per prevenire lo scandalo.

E l'evangelista inizia questa raccolta di detti a partire da una reazione tipicamente fanatica del gruppo: quella di vietare ad uno sconosciuto di utilizzare il nome di Gesú, per una sola ragione: “non era dei nostri”.

Di fronte alla reazione escludente dei discepoli, Gesú propone la tolleranza che nasce da un atteggiamento aperto ed inclusivo. Lungo la storia umana, l'etichetta “i nostri” ha generato disprezzo, odio, scontro e morte, in una sequenza disumana di sofferenza inutile.

L'ironia è che si tratta proprio di quello, di una semplice etichetta, completamente superficiale ed ingannevole, che nasce dalla stessa paura e insicurezza, che ci porta a “proteggerci” dal diverso, cercando rifugio in quello che ci risulta conosciuto.

“Il nostro”, però, è tutto l'umano, tutto il reale. E per questo richiede di uscire dalla ristrettezza di una coscienza egocentrata e riconoscersi in quell'identità ultima che condividiamo con tutti gli esseri.

Pare che lo “scandalo ai piccoli”, di cui parla l'evangelista, facesse allusione a coloro che, all'interno di quelle prime comunità, mantenevano atteggiamenti di ambizione o di preminenza sugli altri. Secondo il testo, questo tipo di comportamenti erano quelli che scandalizzavano -confondevano- i nuovi discepoli che man mano si incorporavano al gruppo. Questo spiegherebbe anche la durezza delle espressioni formulate a modo di minaccia.

Ma “scandalo” è anche quell'atteggiamento che divide artificialmente gli umani e li porta a ritenersi al di sopra degli altri, inducendo in questo modo a squalificazioni e scontri.

Quello che è in gioco riveste una tale gravità che richiede di modificare radicalmente il modo di vedere e di agire: tagliarsi la mano (modificare le azioni), tagliarsi il piede (cambiare rotta) o cavarsi l'occhio (trasformare la visione). Si tratta di un processo che porta a crescere in umanità, poiché lo “scandalo” originario è causato da quello che ci confonde riguardo alla nostra vera identità. Quando facciamo credere a qualcuno ciò che non è -quando lo (ci) stiamo identificando con l'io-, lo stiamo “scandalizzando” -letteralmente, “facendo inciampare”- nel cammino che ha da percorrere.

 

Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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