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DOVE CERCARE?

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Gv 6, 60-69

Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?” Gesú, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono.” Gesú infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio.”

Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano piú con lui.

Disse allora Gesú ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?” Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio.”

*****

Il cosiddetto “discorso eucaristico” -opera di vari glossatori- conclude con una sorta di catechesi che vuole rispondere a coloro che -all'interno della stessa comunità giovannea della fine del I secolo- rifiutavano la lettura sacramentalista appena esposta.

Nella risposta si possono avvertire diversi elementi caratteristici della teologia di questo vangelo: il riferimento all'origine divina di Gesú, ripetendo un'espressione simile a quella che era già apparsa nei primi capitoli (Gv 1,51; 3,13...); l'insistenza sul fatto che solo può credere in Gesú colui a cui “è concesso dal Padre” (Gv 6,44); la sapienza che accompagna Gesú fin dal principio, per cui appare come “signore” degli avvenimenti, conoscitore delle intenzioni del cuore umano.

E la catechesi culmina nell'affermazione che il redattore mette in bocca a Pietro -simbolo dell'autorità-, e che costituisce una proclamazione solenne della fede della stessa comunità giovannea, che crede in Gesú come “il Santo di Dio” e perciò portatore di “parole di vita eterna”.

Da chi andare? Dove cercare? Prima o poi, ogni essere umano si porrà queste domande. In un primo momento, è praticamente inevitabile che la risposta si cerchi fuori: in oggetti o in dottrine, in riuscite proprie o in altre persone. Finché, forse grazie all'aiuto ricevuto e alle stesse delusioni subite, non si comincia a dirigere la ricerca verso l'interno, non in un atteggiamento vanitoso o solipsistico, bensí a partire dall'intuizione che ogni essere è abitato dalla sapienza dell'unico Mistero.

Ciò che cerchiamo, al di là delle apparenze e dei nomi che gli attribuiamo, è sempre la vita: “Tu hai parole di vita”, dice Pietro. E la ricerca cesserà nello stesso momento in cui riconosceremo che siamo uno con quello che cercavamo.

Finché vedremo la vita come “qualcosa” di separato, saremo confusi. Nel riconoscere che siamo vita, tutto s'illumina. Forse le credenze in cui siamo cresciuti ci hanno portato a dire a Gesú: “Tu sei la vita”. E questo ha potuto essere un buon inizio..., purché non si veda come punto di arrivo. A partire da quell'affermazione, una volta superato l'inganno derivato dalla natura separatrice della mente, potremo riconoscere Gesú -e qualsiasi altra persona- come uno “specchio” in cui vediamo noi stessi.

In realtà, ciò che vediamo è sempre vita, ciò che siamo, che si manifesta sotto infinite “maschere”, ma sempre la stessa e unica Vita.

 

Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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