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Fecha de Creación (Inicio - Fin)

-

DISCENDERE DAL CIELO

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Gv 6, 41-51

Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. E dicevano: “Costui non è forse Gesú, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dire: Sono disceso dal cielo?”

Gesú rispose: “Non mormorare tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.”

*****

Nel quarto vangelo, il conflitto dei “giudei” (farisei) con Gesú è incentrato proprio su ciò che costituisce il messaggio fondamentale che l'evangelista vuole offrire. Secondo lui, Gesú è l'”emissario celeste” mandato dal Padre come rivelatore della verità.

I “giudei” -sempre secondo questo vangelo- si oppongono a tale pretesa: non è potuto “discendere dal cielo” uno di cui si conoscono i genitori. Davanti a questo, il redattore arguisce qualcosa che, per le prime comunità, dovette costituire un'evidenza: nessuno può credere in Gesú, “se non lo attira il Padre”. Tuttavia, chi crede, accede alla “vita eterna”, non morirà mai.

Il fatto di presentare Gesú quale “emissario celeste” -a meno che quest'affermazione non si prenda in un senso simbolico o metaforico- parte dal  presupposto erroneo che dà per scontata la separazione dal reale. E questo spiega anche che quella credenza crolli progressivamente.

Quale potrebbe essere il senso metaforico dell'espressione: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo”? È semplice: il termine “cielo” evoca il Mistero ultimo del reale, la coscienza creativa ed amorosa, il Vuoto originario di cui parlano i mistici, la realtà immanifestata; d'altronde quando Gesú afferma “Io sono” si riferisce alla sua identità profonda, quella che condividiamo tutti e, in questo senso, non differente dallo stesso “cielo”. Ebbene, questa Realtà è l'unico alimento che sazia pienamente la fame e, nel riconoscerci uno con essa, scopriamo di essere pienezza di vita, che non può morire.

Impostato in questo modo, scompare ogni dualismo -che portava a concepire il reale in due piani separati, dove si appoggiava la credenza in un dio distante che doveva “discendere dal cielo”- e quindi ogni vestigio di eteronomia. Tutto è uno, ed è questo il vero nutrimento.

 

Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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