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LA VITA ED IL CANALE

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Mc 6, 7-13

Gesú andava attorno per i villaggi, insegnando. Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: "Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro." E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

*****

Probabilmente i racconti che parlano dell'invio dei Dodici o, nel caso di Luca, dei Settanta (Lc 10,1) sono stati elaborati a partire dalla missione postpasquale, per cui rifletterebbero piú quello che fu quella prassi comunitaria che non le proprie parole di Gesú.

Nel testo stesso troviamo dei particolari che sembrano avallare questa lettura: le indicazioni pratiche sul vestito e gli averi personali -che combaciano con l'usanza abituale tra i maestri itineranti dell'epoca-, l'avvertimento di rimanere nella stessa casa -il che era stata una decisione presa dalle comunità per prevenire abusi quali ce n'erano già stati-, il fatto di menzionare la pratica di "ungere di olio", che fu senza dubbio posteriore...

La "missione" si intende in maniera diversa a seconda del livello di coscienza in cui le persone si trovino. Nello stadio mitico, sia la sua giustificazione che i suoi contenuti apparivano rivestiti di una totale chiarezza: si trattava di un servizio a tutta l'umanità, alla quale erano mandati per portarvi la verità e quindi la salvezza. Identificando in questo modo la verità con la credenza stessa, e intendendo questa come requisito per la salvezza eterna, la conclusione era ovvia: il missionario era il portatore della verità.

Ma appena superato quel livello mitico, lo schema che sembrava cosí chiaro crolla. La verità non si identifica con alcuna credenza e non può essere racchiusa in nessun credo. La verità non c'entra, in primo luogo, con i concetti -benché questi siano necessari per orientarci-, ma con la realtà. La verità, infine, non è "qualcosa" di separato e segretamente custodito, bensí semplicemente "ciò che è". È per questo che, allineandoci con ciò che è, scopriamo la nostra propria verità, che è una con Quello.

In che cosa consiste, allora, la "missione"? Certamente non in "qualcosa" che potessimo dire o fare -anche se queste due cose sono imprescindibili-, ma nell'atteggiamento che fa sí che ci percepiamo come canali attraverso i quali la Vita si esprima. Il paradosso umano consiste nel fatto che siamo, contemporaneamente, "canale" e "vita". Vivere consapevolmente questo "doppio livello" ci permetterà di avanzare nella disidentificazione dall'io e nell'offerta agli altri, non-separati da noi stessi.

 

Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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