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SIAMO VITA SOTTO UN'APPARENZA PARTICOLARE

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Mc 4, 26-34

Diceva: "Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura."

Diceva: "A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il piú piccolo di tutti i semi che sono sulla terra, ma appena seminato cresce e diviene piú grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra."

Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

*****

Il vangelo di Marco non raccoglie molte parabole. Dalla sua lettura si può dedurre che l'autore abbia voluto presentare Gesú come colui che insegna facendo. È per questo che insiste di piú sui racconti di miracoli e non contiene appena "discorsi" del Maestro.

In tutto, sommando anche quelle piú brevi, in questo vangelo troviamo nove parabole, di cui soltanto due sono esclusivamente sue. E le quattro piú rilevanti appaiono raccolte nel capitolo 4, al quale appartengono le due che commentiamo oggi.

In esse, Gesú insiste sul dinamismo del seme che, a dispetto di tutto e nonostante le apparenze, fa sí che la pianta germogli e cresca, superando ogni aspettativa.

La certezza nel dinamismo interno di tutto è ciò che può spiegare la serena ma ferma fiducia che attraversa tutte le parabole e, piú ampiamente, tutto il messaggio di Gesú.

La mente stabilisce separazioni continuamente, al punto di farci credere che la realtà sia una somma di oggetti nettamente divisi in scomparti. E si precipita velocemente al compito di dissezionare, analizzare e persino definire -in modo "chiaro e distinto"- tutto quanto riesce a percepire.

Tuttavia, basta prendere un po' le distanze dalla mente per accorgersi dell'inganno. La verità è che non esiste niente separato da niente. E che l'infinita varietà di "oggetti" che la nostra mente cataloga come separati non sono che "forme" della realtà una.

Per quanto la nostra mente si ribelli, il vero è che il dinamismo del seme non è diverso dal seminatore dello stesso. L'Origine di tutto è pure la forza di tutto. Quello che -come esprime in maniera molto bella Mónica Cavallé- "vive in noi, respira nel nostro respiro e batte nel ritmico fluire del nostro sangue; quello che ride quando ridiamo e danza quando danziamo; quello che arde nella nostra ira e nel nostro desiderio. Ciò che guarda attraverso i nostri occhi, pensa nel nostro pensiero e ci ispira parole quando parliamo. Il vigore che pulsa nel seme..., l'intelligenza illimitata e insondabile che tutto regge e in tutto si manifesta."

La Vita che ci costituisce -quello che le religioni hanno nominato come "Dio"- è, contemporaneamente, la nostra identità, la nostra sorgente e la nostra forza. Dobbiamo solo riconoscerla e affidarci ad essa.

La saggezza -e la pienezza- consiste nel non scordare mai che siamo la Vita e nel viverci partendo da questa certezza. Il corpo, la mente, i sentimenti, le emozioni, le reazioni, le circostanze... non sono che l'apparenza, la "maschera" che la Vita ha assunto momentaneamente. La realtà è solo ciò che non può morire mai.

 

Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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