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FIERE E ANGELI

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Mc 1 ,12-15

Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesú si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo."

*****

In ogni processo di crescita -e ancor di piú nei periodi critici dello stesso- fanno atto di presenza le "fiere" e gli "angeli".

È cosí che la mente cataloga le esperienze che avvengono quando ci addentriamo nel nostro mondo interno. Tuttavia, le une e gli altri sono maestri in uguale misura nel processo. E possono essere esterni o interni.

Le "fiere" (o "demoni") sono quelle circostanze esterne che ci frustrano e, soprattutto, quel materiale psichico che non abbiamo riconosciuto o accettato nel nostro interno. È l'"ombra" che ci trasciniamo dietro -e che continua a spaventarci- finché non la riconosciamo e abbracciamo apertamente nella sua totalità.

Gli "angeli" sono i conforti -anch'essi esterni ed interni- che appaiono nel nostro cammino, in forma di pace, di luce, di comprensione, di forza, di amore...

Dicevo sopra che demoni e angeli compiono la loro funzione. I primi ci "costringono" ad avanzare verso la nostra verità profonda, facendoci uscire dalla superficie, o forse dalla "zona di comfort", in cui ci eravamo installati, accontentandoci di vegetare.

La crescita implica che abbracciamo tutta la nostra verità, anche quella che ci appare sotto maschere timorose, come la paura, la solitudine, la tristezza, l'angoscia... Combattere con tali "fiere" richiede che siamo capaci di guardarle negli occhi, con comprensione e pazienza, e molto affetto verso noi stessi, fino a sperimentare come l'abbraccio finisce per annientarle.

L'abbraccio è precisamente uno dei quegli "angeli" che ci apportano luce e forza. Quando, grazie a lui, smettiamo di rifiutarle e di opporre resistenza, sentiamo come si sono espanse la luce e la forza dentro di noi; ci percepiamo piú unificati e armoniosi.

Diceva la beghina Hildegard von Bingen che "il compito piú bello della persona è quello di trasformare le sofferenze in perle". È quello che avviene grazie all'abbraccio di tutta la nostra verità.

Ed è probabile che l'atteggiamento per agevolare questo compito sia quello di accettare ciò che appare e amare ciò che è.

L'accettazione non ha niente a che fare con la rassegnazione, e meno ancora con la rinuncia. Accettare è, semplicemente, riconoscere ciò che c'è e smettere di rifiutarlo o di opporvi resistenza. Ma sarà ancora piú efficace se si tratta non solo di un'accettazione fredda ma di un atteggiamento lucido di amare ciò che è.

Amando ciò che è siamo allineati con il momento presente, finisce ogni resistenza, si annienta la frustrazione e il vittimismo provenienti dal "questo non dovrebbe essere cosí"... ed emerge la riconciliazione: l'"angelo del conforto".

Quando amiamo ciò che è, cessano il timore e la resistenza inutile. Siamo allineati con il Reale..., siamo arrivati a Casa.

 

Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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