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L'INSEGNAMENTO CHE FA CRESCERE

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Mc 1, 21-28

Andarono a Cafàrnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesú si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: "Che c'entri con noi, Gesú Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio". E Gesú lo sgridò: "Taci! Esci da quell'uomo". E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscí da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!" La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.

*****

Di Gesú si dice che "insegnava con autorità": insegna con autorità chi parla partendo dalla propria esperienza e chi, con il suo insegnamento, "fa crescere" (la parola "autorità" proviene dal verbo latino "augere", che significa aumentare, far crescere, anche sollevare).

L'opposto, pertanto -quello che, secondo il testo, facevano "gli scribi" ovvero i teologi ufficiali del giudaismo-, è pura erudizione che sottomette o mantiene nella passività gli altri.

Non occorre, dunque, essere eruditi e neanche avere titoli universitari per "insegnare con autorità": basta ancorarsi alla verità di ciò che si è sperimentato e amare gli altri, desiderando che anche loro entrino in connessione con la propria saggezza interiore.

Ciò che si dice o si scrive non ha altro valore di quello di una "sveglia", che può avvivare nell'altro ciò che era assopito o, semplicemente, dimenticato. Uno dei migliori elogi che ho ricevuto diceva cosí: "Grazie per essere la pietra che fa scattare la scintilla che accende il mio fuoco". È proprio questo: appena una pietra -non si richiede altro-, poiché quello che si cerca è che si accenda il fuoco che si trova già in ogni persona.

L'ego si appropria di quello che sa e utilizza le risorse della persona per il proprio beneficio. Non cerca di far crescere nessuno; per lui è sufficiente alimentare sé stesso. E fa ogni cosa in funzione di quell'obiettivo prioritario per lui: diventare piú grande e sentirsi "speciale".

La saggezza, invece, è umile e disappropriata. Non cerca di imporsi né pretende l'applauso o il riconoscimento. La persona saggia percepisce sé stessa come uno strumento o canale attraverso il quale fluisce quella Saggezza che ci costituisce tutti, al di là del luogo in cui ogni persona si trovi.

Quando la disappropriazione è totale -l'identificazione con l'ego è scomparsa completamente-, la persona arriva a dire, come Gesú: "Io sono la verità" (Gv 14,6).

Perché chi parla qui non è un io particolare sulla cima del narcisismo o persino di qualche patologia pericolosa, ma la stessa Verità che si trova, in uguale misura, in chi parla e in chi ascolta.

Il criterio per distinguere quando ci troviamo in presenza di chi "parla con autorità" sarà sempre lo stesso: la sua parola fa crescere le persone in profondità.

 

Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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