Buscador Avanzado

Autor

Tema

Libro de la biblia

* Cita biblica

Idioma

Fecha de Creación (Inicio - Fin)

-

DIO È NOI

Written by
Rate this item
(2 votes)

Gv 6, 51-58

"Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo."

Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?" Gesú disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cosí anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno."

•••••

Secondo gli studiosi del quarto vangelo (per i dati che seguono, mi baso su Senén VIDAL, Evangelio y cartas de Juan. Génesis de los juánicos, Mensajero, Bilbao 2013, pp.210ss), il capitolo 6 dello stesso costituisce un conglomerato di diversi motivi -con aggiunte posteriori, opera di un glossatore tardivo- intorno al tema del "pane" (cibo) autentico, che simboleggia il messaggio di Gesú, il quale è riconosciuto dalla comunità di Giovanni quale "emissario divino".

Concretamente, le frasi che leggiamo oggi sembrano appartenere ad un redattore tardivo, che avrebbe modificato il senso originario della parola "pane" (cibo). Nei versetti 26-51b, si riferisce all'insegnamento di Gesú, che bisogna accogliere per mezzo della fede. Ma nei versetti 51c-58 si riferisce alla "carne" e al "sangue" di Gesú che bisogna "mangiare" (il termine greco anche ora è diverso: "masticare") e "bere". D'altra parte, questo testo ripete i motivi e la terminologia del discorso precedente. Tutto accenna, dunque, al fatto che si tratta di un'aggiunta collocata da un glossatore posteriore come supplemento a ciò che era già stato espresso prima. La ragione per cui fu scritta sarebbe stata l'interesse del glossatore ad introdurre la tradizione eucaristica, di cui sentiva la mancanza nel vangelo della comunità giovannea. E sembrerebbe che la cornice piú adeguata alla sua aggiunta gliel'avesse offerta per l'appunto il discorso sul "pane".

Quest'aggiunta rispecchia una chiara tendenza sacramentalista, simile a quella degli scritti cristiani del secolo II (ad esempio, lettere di Ignazio di Antiochia e scritti di Giustino): vi si fanno risaltare, al di sopra della dimensione celebrativa, gli elementi eucaristici del pane (carne) e del vino (sangue) come "medicina" di vita e di immortalità (Ignazio di Antiochia, Lettera agli efesini 20,2). Probabilmente, il glossatore pensò che il discorso anteriore avesse bisogno di una concrezione sacramentale.

Tutto questo ci risulta utile per puntualizzare due cose:

• Sappiamo che il "linguaggio" usato nel quarto vangelo non è quello che avrebbe usato un giudeo della Galilea. Ma non solo: molte delle affermazioni che si mettono sulle labbra di Gesú, egli non le pronunciò mai. Ciò non significa che i redattori intendessero ingannare, poiché i loro usi scritturistici erano differenti dai nostri, ma è bene che lo ricordiamo al fine di relativizzare troppe cose che, dovuto ad un letteralismo ignorante, erano state assolutizzate, diventando perfino una fonte di fanatismi.

• I discepoli di Gesú e, concretamente, i redattori dei vangeli -in quello di Giovanni è possibile distinguere diverse mani, di epoche diverse- si sentirono liberi per "tradurre" il messaggio originale in funzione della situazione che attraversavano le loro comunità.

L'invito, ancora una volta, sembra essere quello di trascendere ogni tipo di letteralismo, aprendoci ad una lettura "profonda", nella misura in cui il nostro livello di coscienza ce lo permetta.

Nel testo presente, le espressioni "mangiare la carne" e "bere il sangue" equivalgono a quella di "dimorare in me e io in lui". E, probabilmente, il contenuto di tutto il discorso elaborato da diversi redattori si potrebbe sintetizzare in queste parole: "Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cosí anche colui che mangia di me vivrà per me".

Siamo situati, di nuovo, nell'orizzonte dell'Unità piú squisita e sublime. In tutti noi -al di là delle immagini che usiamo, incluso il simbolismo dell'eucaristia- si sta vivendo la stessa e unica Vita.

Nella misura in cui cresceremo in consapevolezza -comprensione- di questo, smetteremo di identificarci con l'io, e vivremo nella luce e nell'amore che da qui scaturiscono. Siamo Vita che si esprime nella forma concreta dell'"io" che abbiamo; è Dio vivendosi in forma umana. Perciò, anche se forse non è adeguato dire "io sono Dio" -per la tendenza appropriatrice dell'ego, e perché il soggetto di tale frase non sarebbe mai l'io individuale-, può però sembrare adeguata l'espressione -già espressa dai mistici-: "Dio è io".

"Tu [l'essere umano] sei ciò che non è. Io -Dio- sono colui che sono"; "il mio io è Dio, e non v'è altro io" (santa Caterina da Genova). "Nel mio essere essenziale io sono per natura Dio" (Jan van Ruysbroeck). "Guarda: io sono Dio! Guarda: io sono tutte le cose! Guarda: io faccio ogni cosa!" (Giuliana di Norwich).

 

Enrique Martínez Lozano

Traduzione: Teresa Albasini

www.enriquemartinezlozano.com

Read 4628 times
Login to post comments