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Libro de la biblia

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Fecha de Creación (Inicio - Fin)

-

GUARDARE DALLO SPIRITO

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Gv 20, 19-23

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesú, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!" Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesú disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi".

*****

È possibile che quelle prime comunità si riunissero "la sera del primo giorno dopo il sabato" (quindi il primo giorno della settimana, la domenica), per ricordare la "cena del Signore" o vivere la "frazione del pane". Ma, tenendo presente questo, penso che sia non solo legittimo ma arricchente il tentare un approccio ad una lettura simbolica del testo.

"La sera": quando tuto diventa buio nella nostra vita. Forse perché è stato rimosso qualcosa che riguarda le emozioni, che ha a che vedere con bisogni molto antichi -pur se questi sono inconsci- o con paure alle quali siamo particolarmente sensibili. Qualunque sia la causa, tutto sembra, all'improvviso, annuvolarsi. Come se le nostre precedenti certezze o sicurezze fossero anch'esse scomparse.

Eppure, è "il primo giorno della settimana", e cioè il giorno della creazione, quando tutto si fa nuovo. Non è strano che entrambe le sensazioni contraddittorie convivano: c'è oscurità e confusione, ma esiste, di fondo, una certezza inamovibile che, pur silenziosamente, ci dice: "tutto è bene", "io faccio nuove tutte le cose" (Ap 21,5).

Con tutto, e nonostante la certezza di fondo, non è strano che il buio e il malessere emozionale facciano sí che teniamo "chiuse le porte". In realtà, la "chiusura" delle persone, cosí come la loro apparente durezza, non è che un segno di vulnerabilità. Di modo che si potrebbe stabilire la seguente equazione: quanta piú durezza manifesta, tanta piú vulnerabilità nascosta.

La paura è sempre una cattiva consigliera, poiché facilmente deforma la nostra visione della realtà. Senza appena accorgercene, costituisce un filtro che ci impedisce di vedere le cose cosí come sono. Al punto che, come da una frase attribuita a Martin Heidegger, "abbiamo dimenticato come apparirebbe il mondo agli occhi di una persona che non avesse conosciuto la paura".

Comunque, pure se abbiamo bisogno di aiuto, possiamo anche prendere le distanze dalle nostre proprie paure. Non per reprimerle o negarle -il che risulta sempre controproducente- ma per, accettandole e addirittura abbracciandole, non ridurci a queste. Far tacere la mente, osservare le paure non lasciandoci identificare con queste, ci permette di ascoltare un'altra "voce" piú profonda, quella che ci assicura: "la Pace con te"; la tua identità piú profonda è, e sarà sempre, Pace.

In realtà, "Gesú" è un altro nome della nostra vera identità. Dalla prospettiva non-duale, tutti siamo non-due, l'unico "Io Sono". E la voce che ascoltiamo a questi livelli piú profondi viene sempre da quello, dall'unico Fondo del Reale, che le religioni hanno chiamato Dio (e che, nel cristianesimo, in particolare, è stato chiamato "Gesú Cristo").

Basta quindi ascoltare questa "voce", che nasce dal nostro Fondo comune e condiviso, perché sentiamo come la nostra vita comincia a trasformarsi. E all'improvviso sperimentiamo come l'"alito" torna a noi. Un alito -il nostro stesso e condiviso Spirito- che dissipa l'oscurità e ci rende capaci di convivere con le nostre paure.

È probabile che continuiamo a percepire il "duplice livello": quello del nostro io particolare -con i suoi bisogni e le sue paure- e quello della nostra vera identità o "Io Sono", ma avremo scoperto che non sono situati su un piede di parità. E che, nell'ancorarci all'"Io Sono", allo Spirito che siamo -la Coscienza illimitata-, tutto comincia ad essere percepito in modo diverso. La visione cambia radicalmente quando, invece di guardare la nostra vita dalla prospettiva dell'io intimorito -non esiste nessun io che non si trovi sotto il timore-, la guardiamo dallo Spirito che siamo, dove sappiamo di essere sempre in salvo.

E questo Spirito è, tra le altre cose, "perdono". Perché sa che tutto il male che facciamo e che ci facciamo è frutto solamente dell'ignoranza. E sa anche che ciò che chiamiamo "io" è solo una finzione. Non c'è dunque nessuno ferito, niente da perdonare e neanche nessuno che debba essere perdonato.

Quel che succede è che questo non lo potremo mai vedere finché staremo nella mente, identificati con l'io. Questa visione è percettibile unicamente a partire dalla nostra vera identità, dallo "sguardo" ampio che ha trasceso la miope visione egoica, dallo Spirito che siamo.

 

Enrique Martínez Lozano

Traduzione: Teresa Albasini

www.enriquemartinezlozano.com

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