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-

SPIRITO DI VERITÀ, SPIRITO DI UNITÀ

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Gv 14, 15-21

"Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà piú; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui.

*****

Per il quarto vangelo, lo Spirito è "un altro Paraclito", perché per quelle comunità della fine del I secolo è chiaro che il "primo Paraclito" è lo stesso Gesú.

Il termine greco "Parakletos", che si traduce anche come "Difensore", significa letteralmente "chiamato presso", per difendere, appoggiare, consolare, sostenere... Per questo motivo, qualcuno ha suggerito che la traduzione piú adatta sarebbe sia quella di "avvocato difensore" sia quella di "assistente sociale".

Nella stessa evoluzione delle comunità, progressivamente si produsse ciò che gli esperti denominano un "dualismo ecclesiologico": cioè, si accentuarono le distanze tra la propria comunità e "gli estranei" (il "mondo"). Il redattore di quest'epoca già tardiva non si lascia sfuggire l'occasione per insistere nell'idea che il dono di Gesú è rivolto unicamente alla comunità dei discepoli: "voi lo conoscete" [la propria comunità giovannea], ma "il mondo non lo conosce..."; "il mondo non mi vedrà piú, voi invece mi vedrete".

Si tratta di una distanza, caratteristica di ogni gruppo settario (non in senso peggiorativo, ma etimologico), che di solito tende ad acutizzarsi -come in questo caso- quando la comunità si sente perseguitata.

Al di là degli aneddoti storici, il Paraclito è qui chiamato "Spirito di verità". E la verità -sembra aggiungere piú avanti- è che "io sono nel Padre e voi in me e io in voi".

La verità -non poteva essere altrimenti- ha sapore di unità. Ci mancano parole per poterlo esprimere adeguatamente, ma unità non vuole dire somma o giustapposizione. L'unità non è neanche qualcosa che possiamo produrre, nemmeno grazie all'amore. Non è, infine, il "risultato" di niente.

È piuttosto il contrario: la prima cosa è l'unità. Tutto è Uno. Tutte le altre cose -amore, vicinanza, gruppo...- sono semplicemente conseguenza di quello che già è.

L'unità si può percepire come un sentimento profondo di appartenenza o di vincolo, ad un livello infinitamente piú profondo di quello psicologico.

Si tratta di un vincolo dell'ordine dell'essere: non è che diventiamo uno, e neppure che ci sentiamo cosí. È che lo siamo.

Lo Spirito di verità può ricevere un altro nome come Spirito di unità. Ma non come un'entità separata, cosí come la nostra mente penserebbe. Se si chiama Spirito di unità è perché si tratta di quel Mistero unico di cui tutti partecipiamo, che tutti condividiamo, nel quale tutti siamo uno.

Il risultato di questa comprensione ed esperienza non può essere altro che l'amore. Ma non un amore inteso come moto sensibile o emotivo, bensí quello che si percepisce come coscienza chiara della non-separazione di nessuna cosa. Amore che si traduce, quindi, in empatia e compassione.

Ma tale comprensione va necessariamente insieme ad una percezione adeguata della propria identità. Poiché, finché io continuerò a pensare che l'io costituisce la mia identità, mi starò chiudendo all'amore, perché non potrò percepire l'unità che siamo. A partire dall'io (ego) metterò in moto un comportamento egocentrato.

Solo quando capirò che non sono l'io, allorà potrà modificarsi radicalmente la mia prospettiva. Da qui, non "misurerò" piú le cose a partire dall'interesse dell'ego, ma a partire dall'identità ampia e una che condividiamo. E scoprirò dunque che, frequentemente, ciò che sembra "cattivo" al mio ego può essere invece la cosa piú adeguata. E, al contrario, forse ciò che il mio ego persegue con tanta forza può essere che non sia quello che realmente mi (ci) costruisce in ciò che sono (siamo).

E qui risuonano in noi le parole sagge dello stesso Gesú, che nacquero senza dubbio da questa stessa comprensione: "Chi vorrà salvare la propria vita [psiché, ego] la perderà; ma chi perderà la propria vita, la salverà. Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria vita? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria vita?" (Mc 8,35-36).

Non sono queste parole di minaccia, e neanche -in primo luogo- di esigenza o di mortificazione. Sono invece parole di saggezza, che chiamano al "risveglio", ad uscire dagli inganni in cui ci chiudiamo come conseguenza dell'aver assolutizzato la visione stretta della mente, e a scoprire la luminosa verità che siamo Unità.

 

Enrique Martínez Lozano

Traduzione: Teresa Albasini

www.enriquemartinezlozano.com

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