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ACCUMULARE O ESSERE?

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Mt 4, 1-11

Allora Gesú fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane". Ma egli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".

Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Se sei Figlio di Dio, gettati giú, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare con un sasso il tuo piede".

Gesú gli rispose: "Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo".

Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: "Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai". Ma Gesú gli rispose: "Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto".

Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

*****

Nel racconto delle tentazioni sono saggiamente riflessi i desideri piú forti dell'ego. Ed è comprensibile: la nostra prima e permanente tentazione (inganno) non è altra che quella di identificarci con l'ego e di vivere per questo.

È un inganno, che porta alla confusione e alla sofferenza, perché implica nientemeno che il dimenticare la nostra vera identità e il ridurci a "qualcosa" di cui diveniamo schiavi: l'ego, in quanto insieme di bisogni e di paure, annebbia la nostra visione e ci fa vedere la realtà dalla ridotta fessura di una mente assolutizzata.

L'ego si definisce per quello che accumula: possessi, immagine, fama, titoli, potere, affetti, credenze... E, preso da un'insoddisfazione costante, dedica tutta la sua vita ad accumulare: è questo il suo solo modo di sentirsi vivo.

Questa sarà, dunque, la nostra tentazione costante. È importante, però, avvertire che non ne usciremo per mezzo della lotta, ma grazie alla comprensione.

E questo sembra anche voler ricordarci il racconto, mettendo sulla bocca di Gesú parole di saggezza che gli permettono di evitare l'inganno: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto".

Il "Signore Dio" indica qui proprio l'opposto dell'ego. Se questo è soltanto un inganno, che ci chiude nella sua finzione, "Dio" è il fondo, la sorgente ed il nucleo di tutto il reale, l'Ipseità di tutto ciò che è. Questa è l'unica cosa che merita adorazione: perché è la verità.

Ora, l'Ipseità di ciò che è costituisce la nostra identità più profonda: è la Presenza, che percepiamo come pura consapevolezza di essere. Si tratta dell'identità che si trova sempre in salvo, che trascende il tempo e lo spazio, che riconosciamo "condivisa" con tutto ciò che è, e che è la nostra vera "casa", dove ci scopriamo non-separati da nessuno e da niente.

Se la pulsione dell'ego è quella di accumulare -ecco qui le "tentazioni"-, la Presenza non cerca altro che essere. "Solo essere. Nient'altro. E basta. È la felicità assoluta", diceva saggiamente Jorge Guillén (poeta spagnolo del Novecento).

Quando la comprensione fa sí che viviamo in connessione con la Presenza che siamo, la nostra vita è trasformata. È quello che avvertiamo in Gesú: in lui percepiamo un uomo libero, fiducioso, compassionevole, equanime...

Chi è identificato con l'ego (o io mentale), vivrà inevitabilmente l'insoddisfazione, la solitudine, la paura e l'ansia. Poiché, essendo questo una finzione, la sua percezione è di assoluta carenza e alterazione: per quanto tenti di negare, dissimulare o compensare, sa di essere assolutamente vulnerabile e quindi minacciato.

In chi, invece, si vive ancorato alla sua vera identità, nascono la fiducia, la serenità, la pace, l'amore... Infatti tutte queste dimensioni non sono che altri nomi di quella stessa realtà.

In occasione dei funerali di Nelson Mandela, rilessi la testimonianza che, anni addietro, aveva dato su di lui il cardinale Martini. Una volta che gli domandarono quale fosse la persona piú speciale che avesse incontrato nella sua vita, Martini rispose senza indugio: "Mandela: un uomo totalmente pacificato".

D'altronde, solo la comprensione della nostra vera identità può farci uscire dalla trappola dell'accumulare incessante e ansioso in cui si muove l'ego.

E veniamo a scoprire -anche Gesú ne sarà un segno- che non si tratta di accumulare, ma di partecipare al movimento della Vita: lasciare che la vita sia, perché ci viviamo allineati con essa, riconoscendola come la nostra identità ultima, sempre in salvo: l'unica che merita ogni adorazione.

 

Enrique Martínez Lozano

Traduzione: Teresa Albasini

www.enriquemartinezlozano.com

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