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FEDE E GRATUITÀ

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Lc 17, 5-10

Gli apostoli dissero al Signore: "Aumenta la nostra fede!" Il Signore rispose: "Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Cosí anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare."

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Sembra che, all'inizio di questo capitolo, Luca abbia raggruppato delle sentenze, provenienti o no da Gesú, che insistevano su alcune questioni importanti per quella prima comunità: lo scandalo, la potenza della fede e la questione della gratuità. Nel testo che leggiamo oggi ne sono state raccolte le due ultime.

La prima di esse enfatizza, come dicevo prima, un tema importante per la comunità: la potenza della fede. Gli esegeti dubitano che queste parole risalgano al Gesú storico. Si potrebbe trattare, piuttosto, di un insegnamento che sarebbe sorto nell'ambiente comunitario.

In ogni caso, lo stile sembrerebbe tipicamente orientale, presentando un'immagine iperbolica che attira l'interesse -immagine che può cambiare: Matteo infatti non parla di un gelso, ma di un monte (Mt 21,21)-, per insistere sulla potenza della fede.

Da questa frase prende l'avvio il nostro detto "la fede sposta le montagne". Tuttavia, la fede di cui si parla qui non si riferisce né ad una credenza né ad un atteggiamento volontaristico. Mira, piuttosto, ad una certezza di chi "ha visto" il mistero del Reale. (Di un modo simile, i fisici quantistici vengono a dirci che la mente crea la realtà, come mette in rilievo la conferenza del cardiologo Manel Ballester: http://www.gamisassociacio.org/video/Dr-Manel-Ballester/).

La potenza di questa fede sfugge ancora alla nostra comprensione abituale, ma comincia ad essere corroborata anche da esperimenti scientifici, sulla base dell'influsso innegabile della consapevolezza sulla materia. Sarà necessario avanzare nello studio di tali influenze, ma appare sempre piú certo che la consapevolezza crea la realtà. Da qui che non manchi di ragione quella frase: "Cambia il tuo modo di vedere le cose e cambieranno le cose che vedi".

La seconda parte del testo che stiamo commentando risulta, dapprima, un tanto strana per la nostra mentalità, che si ribella, a ragione, di fronte a qualsiasi tipo di dominio. Occorre quindi situare queste parole nel loro contesto e addentrarsi nel loro significato piú profondo.

Il contesto potrebbe essere la polemica con i farisei e la loro religiosità basata sul merito e la ricompensa, cosí come viene messo in evidenza in tante parabole evangeliche, in modo particolare in quella dei "lavoratori della vigna" (Mt 20,1-16).

Di fronte a questo tipo di religiosità di chi crede di avere dei diritti davanti a Dio in conseguenza dei meriti ottenuti per "l'adempimento" della norma, Gesú presenta Dio come Grazia senza misura che trabocca, cominciando dagli ultimi, quelli che non vengono presi in considerazione o sono addirittura ritenuti "peccatori". Le cosiddette "parabole della misericordia" (Lc 15) sono testimonianze preziose del cambiamento radicale di prospettiva che presenta il maestro di Nazaret.

Pur tuttavia, suona ancora strana ai nostri orecchi moderni l'affermazione di chi, avendo eseguito tutto quello che gli era stato ordinato, considera sé stesso un "servo inutile".

La "stranezza", a mio avviso, è dovuta al fatto che leggiamo questa frase dalla prospettiva dell'io, che non si rassegna a sentirsi "svalutato" nella sua immagine e nella sua azione. Da quest'ottica, l'atteggiamento richiesto al servitore è visto come alienazione.

La lettura adeguata richiede di situarsi in un altro luogo, dal quale viene radicalmente modificata la percezione persino della propria identità. In sintesi, si potrebbe esprimere in questo modo: non esiste nessun "io" come soggetto di niente; un tale io è unicamente una finzione mentale. Non esiste che la Consapevolezza che agisce attraverso tutte le forme, che non sono altro che canali lungo i quali fluisce.

In questa visione, tutto si chiarifica: è privo di senso che un canale si attribuisca o si appropri l'azione che, semplicemente, scorre attraverso lui. Se dovesse esprimerlo in qualche modo, il canale potrebbe unicamente dire: "sono un servo inutile".

Letta in questo modo, la piccola parabola di Gesú contiene una profonda saggezza, per quanto ci rivela la trappola dell'identificarci con l'io -sempre appropriatore- e ci conduce verso il nostro vero volto. Non siamo quell'io separato che la nostra mente pensa, ma la Consapevolezza ultima che in tutto si manifesta.

Partendo da questa lettura si capisce anche che la gratuità sia uno dei fulcri del vangelo. Tutto è Grazia. "Nessuno" fa niente, tutto fluisce, perché tutto viene donato.

Come direbbe Paolo, "Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto?" (1Cor 4,7).

 

Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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