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AZIONE O CONTEMPLAZIONE?

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Lc 10, 38-42

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesú, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: "Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti." Ma Gesú le rispose: "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta."

*****

Qualunque testo "ispirato" è suscettibile di differenti livelli di lettura, conformi anche all'"ispirazione" di chi vi si accosta. In realtà, per far sí che si accenda la scintilla della sapienza, occorrono due persone "ispirate": lo scrittore ed il lettore.

Cos'è l'ispirazione? In un livello di coscienza mitico, si intendeva come l'atto mediante il quale Dio parlava interiormente alla persona e questa veniva guidata, nel suo lavoro, da quella luce dello Spirito.

Dal livello transpersonale (e non-duale), l'ispirazione viene percepita come il processo per cui la Consapevolezza o Sapienza si esprime attraverso persone che si vivono come canale, senza appropriazione, e quindi senza che l'ego possa bloccare ciò che deve circolare.

In questo senso, è bello constatare che, quando si vive cosí, chi legge non è diverso da chi scrive: la Consapevolezza che scrive -attraverso l'autore- è la stessa che legge -nel lettore-. Questo spiega la mirabile "sintonia" che si produce in queste occasioni -chi legge o ascolta sente che stanno ponendo parole alla sua propria esperienza-, cosí come la grande forza trasformatrice che l'"ispirazione" contiene.

Questa introduzione mi è venuta nell'accostarmi a questo testo di Luca e verificare, ancora una volta e contro ciò che suggeriscono letture riduzionistiche, che sta leggendo la nostra propria vita.

In un primo livello, sembrerebbe che il testo fosse nato da un interesse concreto della prima comunità cristiana: mostrare che il vero discepolo è quello che ascolta la parola di Gesú. Questa è, sembrano arguire, "la sola cosa di cui c'è bisogno".

Posteriormente, si accentuò il dualismo, a tal punto da contrapporre due attitudini ugualmente valide, nella classica discussione sull'azione e la contemplazione: quale delle due ha piú valore?

Il dualismo può solo portare all'inganno, poiché contrappone cose che, in realtà, sono complementari. In quella discussione su "spiritualità" (mistica, contemplazione) e "impegno" (profezia, azione sociale), bastava nominare uno di questi elementi perché l'altro restasse relegato.

Quando, però, ci accostiamo al testo da una prospettiva piú profonda, non ci mettiamo molto a scoprire che "Marta" e "Maria" sono due attitudini che abitano in ciascuno di noi. E che entrambe, lungi dall'escludersi, si richiamano a vicenda: contemplazione è sinonimo di impegno.

Ciò che viene rimproverato a Marta, nel racconto, non è la sua azione, ma la sua preoccupazione e agitazione. L'agitazione è sintomo dell'ego, poiché l'ego stesso è agitazione e fretta (perché è insoddisfazione); il Testimone, invece, è equanime perché sa che la nostra vera identità non può essere colpita negativamente.

L'agitazione distorce ogni cosa -sia l'azione che la contemplazione-, poiché in tutto c'è una ricerca dell'ego.

L'impegno senza la contemplazione diventa attivismo, guidato dalle aspettative dell'ego, che non augura niente di buono. Perché, come diceva John R. Price, "finché non trascenderai l'ego, non farai che contribuire alla follia del mondo".

Da parte sua, la contemplazione senza impegno non è altro che un ripiegarsi su di sé narcisistico. Anche in questo caso, il soggetto è l'ego ed i suoi bisogni.

Di fronte a qualsiasi lettura riduzionistica che scinde la realtà, mi sembra importante sottolineare che la contemplazione genuina è non-duale, il che significa affermare che la contemplazione è il cuore dell'impegno. E l'impegno è l'espressione della contemplazione.

Solo in questo caso, la Vita può fluire. Perché solo allora il soggetto non è piú l'io -che agisce e che contempla-, ma la Consapevolezza che siamo e che si esprime sempre come Sapienza (Comprensione) e Compassione (Bontà).

Orbene, l'ego non può vedere né vivere questa complementarità. La sua propria natura glielo impedisce. Il suo stesso carattere appropriatore impedisce, di fatto, che entrambe le dimensioni fluiscano simultaneamente. Anche se fa dei propositi volontaristici per vivere armoniosamente questa duplice dimensione, finirà per constatare l'inutilità degli stessi.

Il cammino passa, dunque, come in tante altre cose, per trascendere l'ego..., fino a riconoscere che non si è piú lui. E, non appena ci si scopre nella propria vera identità, tutto fluisce senza separazioni o appropriazioni, senza comparazioni o squalificazioni..., perché è scomparso il supposto "soggetto" che lo faceva e, con lui, l'agitazione di cui parlava questo testo.


Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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