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SOLO L'AMORE È REALE

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Gv 13, 31-35

Quand'egli fu uscito, Gesú disse: "Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, cosí amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri."

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"Solo l'amore è reale. Solo l'amore è sempre stato reale" (Jeff Foster). Quando, di fronte al groviglio normativo del giudaismo della sua epoca, che aveva elaborato un elenco di piú di seicento precetti e divieti, Gesú riduce il tutto a un unico comandamento, non sta soltanto sostituendo un codice morale con un altro, ma sta rivelando il segreto ultimo del Reale.

Quando nella propria tradizione cristiana si dice che "Dio è amore" (1 Gv 4,8), si sta proclamando la stessa cosa: il mistero ultimo, Ciò che è, è Amore.

L'amore del quale qui si parla non ha niente a che vedere con i moti sensibili, propri dell'ego, ma si identifica con la consapevolezza della non-separazione di nessuna cosa. Nella stessa misura in cui cresce questa consapevolezza in una persona, cresce il suo amore.

Un membro del corpo prova amore per ogni altro membro: quando ci facciamo male alla testa la mano accorre immediatamente in suo aiuto, anche prima di pensarci. E questo perché ha una consapevolezza chiara di essere la stessa cosa, uno stesso corpo.

Ciò vuol dire, semplicemente, che Consapevolezza è Amore. Poiché Gesú viveva ad un livello di coscienza transpersonale -al di là dell'io individuale-, sperimentava sé stesso uno con tutta la realtà: con il Fondo ultimo o Dio ("io e il Padre siamo una cosa sola"; "chi ha visto me ha visto il Padre"), con tutti gli esseri umani ("ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli, l'avete fatto a me"), con il pane in quanto simbolo di tutto il reale ("questo sono io": "questo è il mio corpo")...

Chi sa di essere, ad un livello profondo, uno con tutti e con tutto non può non amare. L'amore, pertanto, non è un comandamento, ma la conseguenza della comprensione di chi siamo.

Orbene, dato che i due termini -Consapevolezza e Amore- sono equivalenti, nello stesso modo la crescita in consapevolezza ci apre alla capacità di amare, ogni atto di amore gratuito ci fa crescere nella consapevolezza di chi siamo. Poiché l'amore produce un decentramento dall'ego, smettiamo di vivere preoccupati per noi stessi e ci apriamo ai bisogni degli altri. Per questo, mi sembrano profondamente veritiere le parole di Albert Einstein: "La maturità comincia a manifestarsi allorquando sentiamo che la nostra preoccupazione è piú grande nei confronti degli altri che non nei propri confronti".

E per lo stesso motivo mi sembra anche cosí mirabilmente coerente e saggio il vangelo e la proposta di Gesú. Le tradizioni spirituali hanno proposto tre vie per il "risveglio": la via della conoscenza (jnana yoga), la via della devozione (bhakti yoga) e la via dell'azione disappropriata (karma yoga). Non solo non viene privilegiata l'una sull'altra, ma anzi si invita ogni persona a divenire consapevole di quale di esse si adatta piú adeguatamente a sé stessa.

Sia nel far tacere la mente -ponendo tutta l'attenzione nella Consapevolezza che è-, sia nell'offerta amorosa alla divinità, sia nel vissuto dedicato al momento presente, l'io finisce per diluirsi facendo sí che emerga la splendente e luminosa non-dualità di tutto ciò che è. Soggetto e oggetto, percettore e percepito sono trascesi in un continuum di consapevolezza non-differenziata. Cadono le presunte separazioni e rimane unicamente Ciò non-duale, che anche tu sei.

In Gesú di Nazaret troviamo una via che, senza contrapporsi alle tre sopraccitate, apporta la sua propria originalità: è la via dell'amore compassionevole alla persona bisognosa, cosí come viene mirabilmente evidenziato nella parabola conosciuta come del "buon samaritano" (Lc 10,25-37).

Si potrebbe dunque dire che la via vissuta e proposta da Gesú è sintetizzata nella frase con cui si chiude la parabola: "Va' e anche tu fa lo stesso" (Lc 10,37). Poiché, come dice il Popol-Vuh (o Libro del Consiglio, dei Maya), "quando dovrai scegliere tra due cammini, chiediti quale dei due abbia il cuore. Chi sceglie il cammino del cuore non sbaglia mai."

La via della conoscenza favorisce l'emergere dell'Io Sono. La via affettiva -dell'offerta alla divinità- potenzia l'unità nell'Io Sono. La via dell'azione disappropriata fa vivere in connessione con l'Io Sono. La via della compassione si mostra come espressione dell'Io Sono.

Queste vie sono complementari. Anzi, nell'avanzare in qualsiasi di esse, si produce un dispiegarsi nell'esperienza delle altre. Alla fine, si tratta semplicemente di imparare a rimanere in connessione con la nostra identità profonda..., assaporando ciò che siamo ed esercitandoci a viverci a partire da qui.

Ciò che appare ovvio è che la trasformazione nasce dalla comprensione, come irradiazione di Ciò che è. E Ciò che è, è Amore, Consapevolezza di unità. È quella stessa Consapevolezza che si trova all'origine di tutto, quale forza integratrice che regge il processo dell'evoluzione, esprimendosi e dispiegandosi nelle infinite varianti in cui si manifesta il Reale.

Noi stessi siamo quell'unica Consapevolezza: conoscerlo è saggezza; viverlo è amore.

 

Enrique Martínez Lozano

www.enriquemartinezlozano.com

Traduzione: Teresa Albasini

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