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Fecha de Creación (Inicio - Fin)

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APERTURA SENZA LIMITI

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Mc 07, 31-37

Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: "Effatà" cioè "Apriti!" E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma piú egli lo raccomandava, piú essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: "Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!"

••••••

Effatà: apriti! L'essere umano, pur essendo pura apertura e ampiezza senza limiti, tende a chiudersi. Questo è dovuto probabilmente alla sensazione di sicurezza che gli dà questo atteggiamento, facendogli credere che cosí mantiene il controllo sul piccolo spazio al quale si è ridotto.

Per cominciare, ci chiudiamo nel nostro proprio corpo, come se i confini fisici dello stesso delimitassero anche la nostra identità. A poco a poco, man mano che diventiamo grandi, scopriamo la nostra mente e, con questa, il nostro io psicologico. E rimaniamo lí, riconoscendoci come "animali razionali" (ovvero corpi/menti) che, secondo alcune letture religiose, sono portatori di "un'anima immortale".

Tuttavia, nella pratica, la credenza nell'anima non modifica sostanzialmente la percezione di quella identità "ridotta" o "chiusa". Poiché, anche all'anima viene attribuita la stessa limitazione, come entità separata. Ciò significa che viene pensata secondo i parametri separatori e dualistici della mente.

In questo contesto, la parola di Gesú appare come un fermo invito ad uscire da qualunque identificazione riduttiva: "apriti!"; non restare chiuso nella credenza di un'identità isolata, che non può né udire né raccontare la Bellezza che realmente siamo!

"Apriti!"... a che cosa? Alla tua vera identità. In tanto in quanto rimaniamo chiusi, ridotti a false identità, generiamo confusione e sofferenza. Prendiamo noi stessi per ciò che non siamo e scordiamo ciò che realmente siamo. Tale chiusura richiama l'immagine di una gabbia, fatta sulla misura dei limiti che la nostra propria mente stabilisce.

Se credo di essere il mio corpo, crederò che la mia sorte è vincolata a ciò che al corpo accada. Se penso di essere il mio io psicologico, sarò in balia dei viaviai delle circostanze. In ogni caso, condannerò me stesso ad una sofferenza sterile e irresolubile, e ciò per un solo motivo: mi scambio per qualcosa che non sono. Come mi ci potrei riconoscere?

Non sono nulla che sia "oggetto": corpo, mente, pensieri, sentimenti, affetti, reazioni, circostanze... Non sono nulla di ciò che accade, ma lo Spazio cosciente in cui tutto appare; non sono qualcosa di delimitato (chiuso), ma l'Apertura senza limiti che contiene ogni cosa; non sono nulla di ciò che posso pensare o sentire, ma la Coscienza consapevole nella quale appaiono pensieri e sentimenti.

Dato che non sono oggetto, proverò sofferenza allorquando mi ridurrò a quello. La propria "chiusura" mi opprime e mi soffoca. Al contrario, nell'istante preciso in cui potrò osservare i miei pensieri ed i miei sentimenti, si aprirà uno spazio dentro di me e intorno a me, vi emergerà la mia vera identità.

Questa identità non la posso pensare. Infatti se lo faccio mi ritroverò di nuovo ridotto ad un oggetto. Posso unicamente sperimentarla e viverla. In questo modo, mantenendo l'attenzione (senza pensieri), la percepisco come Spaziosità, Presenza, Coscienza... Finché manterrò l'attenzione, rimarrò connesso ad essa; se invece cerco di pensarla, svanirà. Poiché ciò che è pensato non sarà mai essa, ma solo un oggetto in piú che la mia mente vorrebbe imprigionare.

"Apriti!"... come? Grazie all'osservazione attenta di tutto ciò che possa muoversi nel campo della coscienza che tu sei. Rilasciando tutti i pensieri, sentimenti e preoccupazioni, senti quello che rimane. È questa la tua identità. Non cercare di pensarci; semplicemente, percepiscila, gustala, prenditi del tempo per familiarizzarti con essa.

La tua mente non potrà capirlo. Ma non ce n'è bisogno. La mente è solo un oggetto all'interno di chi tu sei. Accetta che la tua mente rimanga frustrata e apriti alla sapienza maggiore della Presenza, che ti viene donata semplicemente come "stare" senza forma. Una volta qui, mantieni semplicemente la connessione con essa: stai in chi sei, ti trovi in Casa, assapori la Pienezza.

Si può anche ricorrere alla metafora dell'oceano e le onde. A causa del momento evolutivo in cui ci troviamo, cosí come del nostro proprio processo di socializzazione e dell'abito mentale profondamente radicato in noi, ci consideriamo "un'onda" isolata e persino indipendente dal resto. Finché saremo situati nella mente, non potremo venir fuori da questa identificazione. Basta però prendere le distanze dalla mente e fare attenzione alla nostra esperienza piú profonda per riconoscerci come "l'acqua", che si sta esprimendo adesso in questa "forma" concreta di onda.

"Apriti!"...: non chiuderti in nulla, non ridurti a nessun oggetto, non lasciarti imprigionare in nessuna gabbia, riconosci l'apertura senza limiti "dell'oceano" che costituisce la tua vera natura!

 

 Enrique Martínez Lozano

Traducción de Teresa Albasini

 

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